I dati pubblicati dall’Istat relativi alla mortalità generale 2020 fino al 28 marzo riguardano 1.450 Comuni dei 7.904 totali (18%) che coprono una popolazione di 17 milioni di abitanti (equivalenti al 28% del totale nazionale).

Le singole regioni, tuttavia, contribuiscono in modo molto eterogeneo a questa statistica. Per questo motivo il Centro Studi Nebo ha focalizzato l’attenzione su Lombardia ed Emilia Romagna, le regioni più colpite dall’epidemia di Coronavirus e che presentano un’ampia copertura:

- nel caso della Lombardia sono 554 su 1.506 i Comuni presenti nel database Istat, che ospitano i due terzi della popolazione regionale e che comprendono tutti i 12 Comuni capoluoghi di provincia;

- la popolazione dell’Emilia Romagna è rappresentata invece da 157 Comuni su 328, dove risiede la metà degli abitanti della regione e che includono 4 Comuni capoluogo di provincia (Parma, Piacenza, Modena, Rimini). 

MORTALITÀ PER GENERE

L’andamento dei decessi riferiti ai Comuni selezionati evidenzia per entrambe le Regioni come sia per i maschi che per le femmine i decessi dei primi due mesi 2020 risultino pari se non al di sotto degli analoghi valori delle annualità precedenti, con una diminuzione media del 9%, per poi tendere a riallinearsi nell’ultima settimana di febbraio.

Dai primi di marzo, invece, la mortalità 2020 aumenta significativamente fino a raggiungere un massimo nel corso della terza settimana del mese:

- in Lombardia all’apice della curva per le femmine si raggiungono i 350 decessi giornalieri a fronte dei circa 100 attesi, differenza amplificata nel caso dei maschi, con oltre 400 morti per giorno rispetto agli 85-90 registrati negli anni precedenti;

- in Emilia Romagna tra i maschi si registra un valore massimo di 120 decessi contro i 30 attesi e una distanza più contenuta tra le femmine, con 100 morti contro le 35-40 attese.

Raggiunto in entrambe le regioni il picco dei decessi, nel caso della Lombardia la mortalità sembra tornare a scendere altrettanto repentinamente, mentre per l’Emilia Romagna l’andamento, comunque in calo, appare più rallentato.

 

SUPERMORTALITÀ E CORONAVIRUS

Nel contesto dei dati Istat relativi alla mortalità generale il Centro Studi Nebo ha inserito le statistiche rilasciate dalla Protezione Civile riguardo ai decessi di pazienti affetti da Covid19, per valutare la quota di supermortalità non coperta dalla casistica dei decessi legati al Coronavirus.

La lettura congiunta dei dati delle due fonti, Istat e Protezione Civile, richiede tuttavia molta cautela per la differente modalità di raccolta dei dati; in particolare, i decessi Istat sono dichiarati per Comune di residenza e si riferiscono alla data di decesso, mentre tali informazioni non sono esplicitamente dichiarate per i dati della Protezione Civile.

La mortalità di pazienti con Covid19 pubblicata quotidianamente per regione può pertanto risentire sia di ritardi di notifica e pertanto mancanza di casi registrati nei giorni successivi, che di imprecisioni circa la residenza del deceduto.

Per la Lombardia, in particolare, negli ultimi giorni del periodo osservato il numero di morti affetti da Covid stimato per i Comuni selezionati tende a coincidere con il numero di deceduti rilevato dall’Istat, presumibilmente sia perché i decessi rilevati dalla Protezione Civile possono riferirsi a giorni precedenti sia perché gli stessi casi sono stati imputati al complesso dei Comuni analizzati proporzionalmente alla mortalità generale, non essendo disponibili i decessi legati al Coronavirus a livello più disaggregato dell’ambito regionale.

 

LOMBARDIA

Negli scorsi anni la mortalità delle prime quattro settimane di marzo dei soli Comuni selezionati della regione Lombardia si è mediamente attestata intorno ai 5.300 deceduti, contro un totale di quasi 14.700 rilevati nello stesso periodo di quest’anno ai quali contribuiscono tre diverse componenti:

- la mortalità generale attesa, stimata in circa 4.850 decessi, tenuto conto della minore mortalità rilevata nel corso dei primi due mesi del 2020 rispetto alle annualità precedenti;

- la mortalità correlata a Covid19, stimata in quasi 4.000 decessi in base ai dati rilasciati dalla Protezione Civile per la Lombardia (6.000 deceduti nelle prime quattro settimane di marzo) letti alla luce delle serie storiche Istat, che vedono i 554 Comuni lombardi raccogliere il 68% dei decessi regionali;

- la mortalità per altre cause, pari a circa 5.800 decessi, vale a dire la quota di supermortalità rilevabile dai dati Istat rispetto a quella attesa e oltre ai decessi di pazienti positivi al Coronavirus ma per la quale non è nota la causa di morte.

 

EMILIA ROMAGNA

L’analogo approfondimento per la selezione di Comuni dell’Emilia Romagna mostra che a fronte dei quasi 2.000 decessi solitamente registrati nelle prime quattro settimane di marzo degli anni precedenti sono stati rilevati per il 2020, nello stesso periodo, un totale di circa 4.100 decessi, al quale concorrono:

- la mortalità generale attesa, stimata in circa 1.750 decessi, considerando la più contenuta mortalità rilevata in gennaio e febbraio rispetto ai precedenti anni;

- la mortalità correlata a Covid19, stimata in quasi 650 decessi, circa la metà di tutti i decessi dichiarati dalla Protezione Civile per la regione Emilia Romagna tra l’1 e il 28 marzo (1.340), atteso che nei 157 Comuni selezionati si verificano il 48% circa dei decessi dell’intera regione;

- la mortalità per altre cause, quantificata in 1.700 decessi, che unitamente alle morti correlate al Coronavirus rilevate dalla Protezione Civile costituisce la supermortalità riscontrata nei Comuni selezionati ma della quale non è ancora disponibile la causa.

 

CONCLUSIONI

L’analisi dei dati Istat dei 554 Comuni lombardi consente, in sintesi, di indicare come attese non più di un terzo delle morti verificatesi nel mese di marzo, al quale si aggiunge il 28% di morti legate ai decessi rilevati dalla Protezione Civile in quanto pazienti con Covid19. Un ulteriore 39%, invece, è classificabile come supermortalità ma non è esplicitamente riconducibile all’epidemia in corso in quanto rilevata dall’Istat come mortalità generale e non essendo ancora disponibili le statistiche di mortalità per causa.

Nel caso dell’Emilia Romagna, la quota di decessi attesi nei 157 Comuni selezionati - secondo le stime basate sugli andamenti degli anni precedenti e fino a febbraio 2020 - è del 43%. Del restante 57% solo il 16% può essere ricondotto alla casistica correlata ai soggetti positivi al Coronavirus, mentre per il restante 41% si tratta di decessi per cause non specificate.

Trattandosi di una selezione, non di un campione, e date le difficoltà legate all’analisi dei decessi in pazienti con Covid, i risultati dell’analisi del Centro Studi Nebo rappresentano solo una ipotesi, ma è evidente che l’impatto dell’epidemia di Coronavirus è molto maggiore di quanto le statistiche della Protezione Civile lascino intuire.

Come sottolineato, le elaborazioni sono state condotte su due terzi dei Comuni della Lombardia e sulla metà dei Comuni dell’Emilia Romagna.

Se i dati dei Comuni disponibili fossero rappresentativi delle rispettive regioni di appartenenza l’esito dell’analisi Nebo porterebbe a quantificare per le prime quattro settimane di marzo, oltre alla mortalità attesa, 8.700 decessi in Lombardia e 3.400 in Emilia Romagna che si andrebbero a sommare al numero di deceduti positivi al Coronavirus (come già ricordato, quasi 6.000 in Lombardia e 1.340 in Emilia Romagna).

È pertanto auspicabile che si possa disporre quanto prima di dati che offrano una maggior copertura e che consentano di indagare la mortalità per causa. 

[ Centro Studi Nebo, 16 aprile 2020 ]

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