Tenuto conto dei decessi rilevati dalla Protezione Civile al 22 novembre e della supermortalità evidenziata dall’analisi dei dati 2020 diffusi dall’Istat, la mortalità legata a Covid-19 ha ormai superato per l’anno in corso quella per le principali cause di morte che negli anni precedenti hanno caratterizzato le statistiche di mortalità italiane.

Un'istantanea su posti letto, personale, mobilità dei pazienti

I dati Agenas su posti letto di terapia intensiva e di area non critica (malattie infettive, pneumologia, medicina generale) aggiornati al 17 novembre 2020 disegnano un'Italia estremamente eterogenea; tra le principali evidenze:

LA MISURA DELL'IMPATTO

il Centro Studi Nebo propone una analisi originale per la misura dell'impatto dell'epidemia di Covid-19 e per il confronto fra prima e seconda ondata a livello regionale. Il Data Blog di Sole24ore ospita un approfondimento elaborato ai dati del 2 novembre. Nei prossimi giorni su programmazionesanitaria.it saranno pubblicate elaborazioni aggiornate ai nuovi dati.

LA SUPERMORTALITÁ DI PRIMAVERA

La supermortalità della primavera 2020 stimata dal Centro Studi Nebo sulla base dei dati pubblicati il 22 ottobre dall’Istat (relativi ai primi otto mesi del 2020, per la prima volta riferiti a tutti i 7.903 Comuni italiani) è di 20.000 decessi, da aggiungere a quelli dichiarati dalla Protezione Civile.

Si tratta di casi per i quali non è ancora nota la causa del decesso, ma che rappresentano un eccesso di mortalità (oltre quella attesa su base storica e quella attribuita a Covid-19) concentrato in particolare tra il 5 marzo e il 15 aprile 2020.

PRIMA E SECONDA ONDATA

Con un indicatore di sintesi [1] che tiene conto sia del numero di contagi che della gravità dei casi rilevati il Centro Studi Nebo sottolinea la criticità che in questa seconda ondata di Covid-19 stanno vivendo alcune aree del nostro Paese e in particolare le due Isole, la Campania, il Lazio, la Basilicata.

L'analisi dà una misura dell'andamento quotidiano dell'epidemia dal primo marzo al 6 ottobre combinando i dati della diffusione dei casi di contagio nella popolazione con un coefficiente legato alla tipologia degli stessi casi, pesati a seconda della criticità (guariti, in isolamento, ricoverati, in terapia intensiva, deceduti) e applicando un correttivo al numero di casi in isolamento in funzione dei tamponi eseguiti sulla popolazione.

MORTALITÀ GENERALE E EVITABILE

Il 4 giugno l’Istat ha pubblicato un aggiornamento dei dati di mortalità del primo quadrimestre 2020, relativi a 7.270 dei 7.904 Comuni italiani, con una più che ampia copertura della popolazione residente (93,5% [1]).

Sulla base dei dati 2020 e di quelli del primo quadrimestre degli anni 2015-2019 riferiti ai medesimi Comuni, il Centro Studi Nebo ha disegnato le mappe dei tassi di mortalità standardizzati [2] (così da poter confrontare i diversi territori anche in presenza di popolazioni caratterizzate da differenti composizioni per età) limitatamente ai decessi avvenuti prima dei 75 anni.

DATI E CRITICITÀ OGGETTIVE

Il Centro Studi Nebo ha messo a confronto numero di tamponi, casi di contagio, decessi e guarigioni pubblicati su Worldometer (portale dedicato alla diffusione di statistiche mondiali e che nello specifico caso del Coronavirus resoconta quotidianamente gli aggiornamenti di oltre 200 Paesi), con particolare attenzione, oltre che al nostro Paese, a Regno Unito, Spagna, Germania e Francia.

Come già emerso da numerosi contributi diffusi, affiancare questi dati presenta rilevanti criticità su praticamente tutte le variabili; ad esempio, solo per ricordarne alcune:

I dati pubblicati dall’Istat relativi alla mortalità generale 2020 fino al 28 marzo riguardano 1.450 Comuni dei 7.904 totali (18%) che coprono una popolazione di 17 milioni di abitanti (equivalenti al 28% del totale nazionale).

Le singole regioni, tuttavia, contribuiscono in modo molto eterogeneo a questa statistica. Per questo motivo il Centro Studi Nebo ha focalizzato l’attenzione su Lombardia ed Emilia Romagna, le regioni più colpite dall’epidemia di Coronavirus e che presentano un’ampia copertura:

La mortalità giornaliera e per causa di fonte Istat, le comunicazioni della Protezione Civile e i rilievi dell’Istituto Superiore di Sanità analizzati dal Centro Studi Nebo evidenziano l’impatto della Covid19, in particolare nell’ultima settimana (25-31 marzo), mostrando numeri del tutto fuori scala rispetto al passato e che non giustificano l’ipotesi di “scagionare” il Coronavirus come causa della mortalità di questi giorni.

Area riservata

Licenza d'uso

Nebo Ricerche PA
autorizza diffusione e riproduzione dei prodotti di ricerca pubblicati su questo sito per scopi non commerciali e a condizione che ne sia citata la fonte.

logocc

Contatti